DA RISTORATORE E VIGNERON DI SUCCESSO A SCRITTORE: MARCELLO ZANNI

L’ultimo libro è la storia di Lapo e Aida,
una coppia “per caso” di prigionieri della natura e del passato.
Gioca con paradossi ed esaperazioni,
utilizza ossimori e regala a tutti i personaggi la possibilità di un riscatto.

‘FUOCHI DI NEVE’ NASCE DA UNA VISITA ALL’EREMO DI GAMOGNA,
NELL’APPENNINO FORLIVESE.
ZANNI È ANIMATORE CULTURALE:
DAL CIPRESSO AL NUOVO GRUPPO CULTURA ITINERANTE DI VILLA VERUCCHIO.

Per quarant’anni è stato uno dei volti di “Casa Zanni”; tappa obbligata dei buongustai di tutta la regione (e non solo). “Vigneron” di successo e creatore di vini fomosi pluripremiati concorsi internazionali, Marcello Zanni ha sempre coltivato la passione per la scrittura. Allievo di Tonino Guerra al corso triennale di Sceneggiatura organizzato dall’Università di San Marino, Zanni (nella foto a dx con l’amico bagnino d’Italia Gabriele Pagliarani) ora si dedica corpo e anima alla sua altra grande passione: la scrittura. E dopo diversi libri di poesia (in lingua e dialetto), storia e storie locali, e ‘vagabolari’ vari, è ormai un romanziere a tutto tondo. Il suo ultimo lavoro Fuochi di neve (Pazzini Editore Verucchio, pp. 222, 14 euro) lo conferma.

Zanni, la prima notizia è che questo libro non è ambientato nell’amatissima Valmarecchiama in Appennino.
“’È il frurto di un incontro che ho fatto nei pressi dell’Eremo Gamogna, nell’ Appennino sopra Forlì qui ho scovato una isolata casa di pietra. La storia, come sempre mi accade, ce l’avevo in testa, quando ho visto la casa si è accesa un’ulteriore lampadina. E quando inizio a scrivere sono un fiume in piena: personaggi, vicende e situazioni escono quasi naturali. Per la verita, però, anche il precedente Fughe verso la partenza non era ambientato in Valmarecchia, ma a meta tra Milano e ….”.

Lettore appassionato, si definisce “scrittore gratuito”.
“Mi piace mettermi alla prova. Ho imparato a leggere da solo a quattro anni, e questa passione mi ha inevitabilmente portato anche a scrivere. li mio esordio è stato precocissimo: un tema elaborato in terza elementare, qualche anno più tardi è stato pubblicato su un sussidiario. Titolo “Povero cane”,
la storia di un cane abbandonato da tutti, spelacchiato e magrolino, che tutti i giorni stazionava
davanti alla macelleria in attesa di un osso da piluccare dal macellaio pietoso’’.

Come nel precedente, anche in Fuochi di Neve i protagonisti sono un uomo e una donna, ma non una coppia.
“Lapo e Aida sono prigionieri per motivi diversi della natura dell’Appennino e di drammatiche vicende personali. Entrambi hanno conosciuto il carcere per l’uccisione dei rispettivi coniugi e il fallimento nella vita. In mezzo a questa ‘coppia per caso’ scondinzola il cane Pirro, omaggio al Don Francesco Fuschini, arguto scrittore ed elzevirista del Resto del Carlino’’.

Anche i nomi che sceglie non sono mai casuali.
“Lapo è fiorentino, dunque ha un nome tipico della sua regione, lei è una montanara con un nome impegnativo’’.

Lei esaspera le situazioni e “gioca” con i sentimenti dei personaggi che definisce a tutto tondo.
“Amo le esasperazioni e i paradossi per delimitare i confini oltre i quali spingermi. ln questo caso Lapo si è rovinato la vita a causa delle troppe donne perché troppo dotato sessualmente; Aida, invece, ha avuto problemi con il marito perché troppo poco dotato. Con gli ossimori (figure retoriche che consistono nell’accostare parole che esprimono concetti contrari) amo giocare nei titoli’’.
Fino al colpo di scena finale.
“Come nel precedente “Fughe verso la partenza”; sancirà il riscatto di chi troppo in fretta è definito perdente.

Zanni, a cosa sta lavorando?
“Sono a buon punto sul prossimo romanzo, prenderà spunto dalla concessione di città’ che nel 1518 papa Leone X elargisce a Verucchio e di leggende verucchiesi e della Valmarecchia da dipanare’’.

Lei è un animatore culturale nato. È stato ad esempio tra i promotori del Circolo culturale Il Cipresso, molto noto in Valmarecchia negli anni Novanta.
“Sulla scorta e con il supporto del mio maestro padre Giuseppe Ferrari, ho – abbiamo – cercato di aprirci alle istanze del mondo. Trasportare cioè la storia, il pensiero, la riflessione nel vissuto delle persone. Sono nati così gli incontri con personaggi del calibro di Fulvio Tomizza, il vescovo Bettazzi, Massimo Fini, Don Ivo Barsotti, Raffaello Baldini.
‘Religione e società’ era il sottotitolo del Cipresso e siamo stati fedeli a quella linea, laici e religiosi a confrontarsi su temi reali e urgenti. Fini e Valter Veltroni furono protagonisti di un incontro su Berlusconi, e Veltroni dormì per l’occasione nel convento dei frati minori a Villa Verucchio, suscitando la curiosità del quotidiano l’Unità che ne diede ampia notizia”.

Dal Cipresso alla nuova sfida del Gruppo ‘’cultura itinerante” di Villa Verucchio, nato tre anni fa.
“Giovanna Giuccioli che ne è l’animatrice, è una persona speciale per competenza e passione. Cerchiamo di non aspettare le persone ma di incontrarle laddove si trovano. Ad esempio, promuovendo incontri, anche originali, per le scuole di vario ordine e grado sulle opere d’arte verucchiesi meno conosciute.

La sua prima lettrice – nonché critica – è sua moglie.
“Confermo. Mia moglie è una divoratrice di libri e spesso una volta richiuso il romanzo né resta delusa. Così spronato dalla sua ricerca continua di belle storie, mi son detto: te lo scrivo io il romanzo”.

 

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