Da Riccione a Mosca andata e ritorno

Il Ponte, Domenica 21 Gennaio 2024

di Federica Tonini

La riccionese d’adozione Nina Candi regala – per i tipi di Pazzini di Verucchio – un romanzo storico avvincente. Uno squarcio sullo Zar Ivan III e la corte, e tante curiosità.

Tra Mosca e Bologna (e Villa Verucchio e Riccione), esiste una rotta che intreccia scenari artistici e architettonici con quelli politici e culturali, fondendoli in un’unica matrice e traducendoli in un dialogo atipico che svelerà misteri e maestosità che spesso i libri di storia trascurano.

1475: l’Italia è frammentata, priva di un’unità governativa se non da quella dettata dal Papato che deteneva l’egemonia artistica e culturale del Paese. In quell’anno una nave con al timone di comando un’ambasciata del Gran Principe di Mosca stava percorrendo le acque che la separavano dal Mediterraneo e dal mondo dell’Occidente. La nave approderà nella Serenissima Repubblica marinara di Venezia con l’intento di persuadere un rinomato architetto originario del centro Italia. In questa narrazione curiosa e travolgente si ripercorre un viaggio che unisce e mette a nudo due mondi, imperi, religione e persone. L’ultimo viaggio, titolo del volume che racchiude questa storia (sottotitolo Aristotele Fioravanti alla corte dello Zar – da Bologna a Mosca 1475-1485), è un romanzo storico scritto dalla riminese d’adozione (da oltre 30 anni) Nina Candi (all’anagrafe Nina Kandinashvili) per Pazzini editore (256 pp). L’autrice, grazie alle sue origini moscovite, svela curiosità inedite sulla figura dello Zar Ivan III di Russia ripercorrendo la dinastia con la corte a fare da sfondo, arrivando a toccare la figura di Vlad II e del figlio Vlad III chiamato l’impalatore per la sua ferocia. Il libro, già pubblicato in lingua russa nel 2015, è incentrato sulla vicenda della ricostruzione della cattedrale della Dormizione (Assunzione della Vergine), distrutta da un terremoto. Nel periodo storico descritto dall’autrice, Mosca è da poco divenuta erede di un ricco patrimonio culturale lasciatole da Bisanzio, dopo la presa dei Turchi. In questa suggestiva cornice, un progetto ambizioso prende vita sotto la volontà dello Zar Ivan: il desiderio di trasformare la città in una “Terza Roma” messianica, grazie alle intuizioni di un architetto: l’italiano Aristotele Fioravante, ingegnere capo di Bononia, l’odierna Bologna. Inizialmente esitante di fronte alla richiesta e titubante nel recarsi in terre ancora ignote, Aristotele accetta l’incarico solo dopo essersi confrontato con il suo protettore, il cardinale Bessarione, stipulando una promessa. Il patto tra i due uomini prevede il recupero di un prezioso manoscritto del filosofo Gemisto Pletone, nascosto dagli esuli greci fuggiti dopo la caduta dell’Impero Bizantino in un monastero ortodosso della Moscovia. In questa avventura, Aristotele troverà un inaspettato alleato in Pëtr Krizopolov, un ragazzo che si unisce a lui come assistente e interprete e che farà amicizia col figlio Andrea. La cattedrale, simbolo di grandiosità e devozione, sorge nel giro di quattro anni (1475-1479); una volta terminati i lavori, Fioravante è pronto a tornare in madrepatria, tuttavia il suo destino prende una piega inaspettata. L’ambizioso Ivan intende infatti avvalersi delle sue conoscenze in campo ingegneristico-militare per assoggettare i principati ancora indipendenti e difendersi dalla minaccia tartara. Anche la moglie Sofia, nipote dell’ultimo imperatore bizantino Costantino XI, ha altri compiti per l’italiano: progettare un nascondiglio per la sua preziosissima collezione di libri portati in salvo da Bisanzio. Nel frattempo, Pëtr – attraverso peripezie – riuscirà a recuperare il manoscritto e, grazie alla complicità dell’architetto lo porterà in salvo in Italia. Diversa la sorte del suo maestro: nonostante il piano escogitato per fuggire, non lascerà mai la terra slava, dove incontrerà personaggi insidiosi fino ad uscire dalla scena narrativa. La dedizione e abilità del giovane russo nel trasferire il tesoro culturale in Italia, si rivelerà essenziale in questa impresa. Una volta sbarcato nella penisola mediterranea, il traduttore russo troverà lavoro in una bottega di stampatori, sebbene il suo cuore rimarrà sempre legato alla terra d’origine.

 

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