a cura di Piergiorgio Grassi, Pazzini editore, Villa Verucchio (RN) 2023.
Dieci anni dopo è un testo breve che Dietrich Bonhoeffer mandò agli amici più intimi, poco prima d’essere arrestato della Gestapo e portato nella prigione militare del Tegel, una tappa sulla via del martirio finale a Flossenburg. Scritto attorno al Natale del 1942, è un bilancio del tragico decennio hitleriano e potrebbe essere intitolato Per una teologia della Resistenza. Animano questo testo, prezioso anche per l’oggi , i grandi temi de l’Etica e la dottrina della responsabilità. Nel momento in cui “viene meno la terra sotto i piedi”, occorre restaurare la memoria e reagire ad un ‘etica obbedienziale, retaggio di uno pseudo luteranesimo, che ha visto i tedeschi ma non solo loro, inerti di fronte all’aggressione manipolatoria del nazismo . Milioni di persone sono state rese “stupide” .La Dummheit ( stupidità) , nel senso di accettare d’essere eterodiretti, è un dato di carattere sociologico permanente: è il frutto amaro di «ogni grande dispiegamento di forze dall’esterno, sia politico sia religioso , che riduce a stupidità gran parte dell’umanità … la potenza dell’uno ha bisogno della stupidità dell’altro». Si può uscire da questa situazione di dipendenza solo resistendo con una azione personale e responsabile , riproponendo le differenze, ristabilendo il gusto della qualità e la misura delle distanze, contro chi vuole appiattire tutto in un qualunquismo facile e falsamente democratico. Non siamo troppo distanti dall’attualità e dalla presa di distanza critica rispetto alla capacità manipolatoria acquisita dai grandi media e dai social. Il testo di Bonhoeffer è preceduto da una introduzione e seguito da una postfazione di Piergiorgio Grassi, già ordinario di Filosofia della religione nell’Università di Urbino “Carlo Bo” che ricostruisce la temperie storico-culturale da cui è nato un documento straordinario, il più audace e generativo della Resistenza tedesca al nazismo.